Twelve Minutes: un’interpretazione (V 1.0)

[SPOILER ALERT !!! ]
Due giovani, chiamiamoli Daisy e Aaron, si conoscono e si innamorano.
Ben presto capiscono di essere davvero fatti l’uno per l’altra. Quando Daisy rimane incinta, decide di mettere al corrente di tutto il padre, approfittando della visita alla casa di famiglia per Natale.
Il padre, psicanalista con una specializzazione sull’ipnosi, è tutto ciò che rimane della famiglia di Daisy. La madre è venuta a mancare anni prima, quando Daisy era ancora piccola, dopo un periodo di profonda depressione (c’è addirittura chi mormora che si sia suicidata e che la cosa sia stata messa a tacere).

La causa originaria della drammatica svolta nella famiglia di Daisy è stata l’infedeltà del padre, che ha tradito la moglie proprio con la bambinaia portata in famiglia per accudire la piccola Daisy. La relazione raggiunge il punto di rottura quando la bambinaia, Dahlia il suo nome, rimane incinta e vuole a tutti i costi tenere il nascituro: la gravidanza della bambinaia, l’evidente tensione tra gli abitanti della casa… alla moglie non serve spremersi troppo le meningi per ricostruire l’accaduto ed andare in crisi.
La situazione peggiora ulteriormente quando la povera Dahlia muore, nel dare alla luce un figlio maschio. Il clima nella casa è insostenibile: la moglie già prostrata per la sua situazione si trova di fatto “costretta” ad accudire quel neonato, facendo violenza a sé stessa e arrivando ad apostrofarlo come “Il Mostro“.
Chiaramente, un tale stato delle cose non può durare a lungo: la moglie tradita sparisce di scena (morta, forse suicida? forse rinchiusa in un manicomio e data per morta?) e il padre decide di allontanare il piccolo affidandolo ad un orfanatrofio. Daisy, ancora di pochi anni, rimane ignara dei fatti, può cogliere che qualcosa è successo tra il padre e la tata Dahlia ed assistere impotente al precipitare della vita della madre.

Passano gli anni.
Aaron cresce in una famiglia adottiva, ignaro dell’esistenza della sua “vera” famiglia e dell’identità del padre biologico. Padre che invece riesce, anche grazie al suo prestigio sociale, a mantenere un minimo legame con il figlio, conoscendone il nuovo nome e seguendone a distanza le tappe della vita.
Immaginiamoci dunque il suo totale sconcerto, quando la vigilia di Natale la figlia gli confessa di voler mettere su famiglia proprio con… il suo altro figlio!
La reazione del padre, comprensibilmente sconvolto e per di più frustrato dal non poter spiegare alla figlia i reali motivi del suo totale disaccordo, è totalmente inattesa per la povera Daisy che reagisce come una belva ferita, urlando in faccia al padre tutto il suo disprezzo, ribadendogli che lei sarebbe comunque andata avanti nel suo progetto di vita e garantendogli che da oggi lui per lei sarebbe stato come morto, prima di andarsene (per sempre) dalla casa del padre.

Il poveraccio si trova con le spalle al muro. Nonostante un carattere egocentrico ed un’indole assai poco incline al compromesso, il padre è sinceramente e profondamente affezionato alla figlia, l’unico elemento che ancora può essere “salvato” dalle conseguenze delle sue azioni: la felicità di lei è l’unico appiglio per sopportare l’opprimente senso di colpa che domina la sua esistenza oramai solitaria.
Capisce che allora l’unica via d’uscita dalla situazione è il figlio. Si attiva per rintracciarlo e, dopo qualche giorno (arriviamo alla vigilia di Capodanno) eccoli qui faccia a faccia nella stessa stanza. Il figlio non capisce bene, è perplesso ed un po’ in soggezione: la telefonata (“Sono il padre di Daisy. Vorrei incontrarti, dobbiamo parlare. Non dire nulla a Daisy di questo, non capirebbe.”) lo ha attirato all’appuntamento, ma c’è qualcosa che gli dice che non va tutto bene, questo incontro pare davvero strano, nei tempi e nei modi.

Da esperto della psiche, il padre capisce che Aaron non può umanamente essere pronto ad affrontare una simile valanga di sconvolgenti rivelazioni sulla propria esistenza. In più, è forte anche la vergogna, si sente incapace di confessare una colpa così meschina ed una realtà così tragica guardando il figlio negli occhi.
Fa allora sedere Aaronsu una sedia al centro del suo studio e, ricorrendo al suo vasto campionario di tecniche per indurre all’ipnosi, lo trascina in uno stato di semi-incoscienza. Mentre sprofonda nell’oblio, sorpreso e spiazzato dal volgere degli eventi, l’attenzione di Aaron si posa sugli unici elementi di rilievo nella stanza: il rosso acceso di un libro, che spicca in modo incongruo in una libreria del tutto votata ai toni scuri, il grande orologio sulla parte di fronte e, naturalmente, la figura dell’uomo, chino a pochi centrimetri dal suo volto ed intento ad accompagnarlo con voce suadente nell’ipnosi.
Tutti elementi che ritroviamo nel “sogno dell’appartamento”.

L’ipnosi consegna Aaron al “sogno dell’appartamento”, sogno che serve a due scopi fondamentali: il primo è appunto mettere a conoscenza il figlio delle sue vere origini, e di conseguenza della natura incestuosa del suo legame con Daisy. Il secondo, altrettanto importante, è far crescere in Aaron un forte senso di colpa, insieme alla “dimostrazione” che l’apparente felicità coniugale che ha in animo di costruire è in realtà irrimediabilmente compromessa, destinata a venire sbriciolata da una forza distruttrice cieca ed ineluttabile.

Nell’ipnosi, sapientemente guidata dal padre sussurrando all’orecchio del figlio ipnotizzato ed inerme, vengono rivelati tutti i passaggi fondamentali della vicenda: il nome della madre, l’identità del padre, l’incestuosità del legame con Daisy.
Ma non solo.
Il padre inserisce se stesso nel “sogno”, o meglio inserisce la personificazione del suo rancore. Questo non meglio identificato (e per nulla credibile) poliziotto è fisicamente identico al padre, ha la stessa voce, le stesse movenze, la stessa rabbia repressa pronta ad esplodere del suo “io” reale. Come non bastasse, ha lo stesso fortissimo amore paterno per la sua “little girl” che ha il padre per la sua Daisy.
E’ insomma il suo spirito, venuto a “fare giustizia”.
E per farla, si appoggia al fantomatico omicidio del padre. Che non è altro che la rappresentazione delle traumatiche vicende avvenute in realtà. Siamo abituati a dire che qualcuno ci ha spezzato il cuore. Siamo abituati a dire che è stata “sganciata una bomba” per dire che è stata svelata una verità inatessa e clamorosa… ebbene questo è stato ciò che nell’ipnosi prende la forma di un colpo di pistola sparato da Daisy: il “colpo al cuore” di una figlia che ti rivela un matrimonio che assolutamente non s’ha da fare (ed è facile vedere un riferimento al suo netto rifiuto, quando nell’appartamento Daisy racconta che il padre la colpìsce) e se ne va di casa.

Ma, questo vuole far capire il padre al figlio, non è Daisy la vera colpevole, il vero colpevole è il figlio. Anzi, SARA’ il figlio, perché a questo punto tutto è ancora possibilità, l’esito è ancora da scrivere. Ma se la scelta del figlio sarà quella di dare veramente vita ad una famiglia con Daisy, creando una realtà simile a quella mostrata nell’appartamento, ebbene allora questo significa che dovrà moralmente portare il grave peso di essere il vero assassino di suo padre (anzi, suo padre/suocero).
Il primo flashback, non meno illusorio dell’appartamento quindi, è funzionale proprio a questo: ci mostra che la scelta di Aaron di non rinunciare a Daisy porta immancabilmente Aaron a piazzare due proiettili (…la figlia e il nipote?) in corpo al padre, a diventare il vero responsabile della sua “morte”, fisica nel sogno ed affettiva nella realtà.

Tutto è stato svelato, ed il seme del senso di colpa è stato piantato.
Ma c’è un’altra cosa che è necessario che il figlio metabolizzi, prima di tornare alla realtà: la consapevolezza che un taglio col passato sia l’unica via d’uscita dalla situazione. Il libro rosso non è nella libreria per caso, è una tecnica di ipnosi collaudata: un totem, un oggetto destinato ad essere notato e a diventare un tramite autorevole per la “massima” che il padre consegna con un ultimo bisbglio all’orecchio di Aaron ipnotizzato: “It is only by forgetting that we ever really drop the thread of time and approach the experiences of living in the present moment.


E’ tempo ora di far uscire il figlio dall’ipnosi. Il padre risveglia il figlio, si scusa per il modo con cui ha scelto di rivelargli l’incredibile situazione e viene al dunque: cosa intende fare il figlio, ora che sa tutto ciò?
Un Aaron ancora sotto chock e decisamente provato, quasi inerme, si guarda intorno; lo sguardo torna inevitabilmente a posarsi su quel libro e, quasi automaticamente, dalla sua bocca esce quella massima di saggezza, la soluzione: è solo dimenticando che potremo mai divincolarci dallo scorrere del tempo ed affrontare l’esperienza di vivere nel momento presente.

Questa è la soluzione, l’unica soluzione, Aaron lo capisce. Accetta, con l’aiuto del padre, di dimenticare tutto: le sue origini, il suo amore, il suo progetto di vita.

work in progress!
CHANGE LOG
1. i nomi dei protagonisti sono fittizi, si utilizzano i nomi degli attori che li hanno interpretati. In realtà un dialogo del gioco rende possibile conoscere che il nome del protagonista è Aaron.

in corsivo i DATI DI FATTO fornitI esplicitamente dal gioco, il resto sono supposizioni, variamente fondate.